Sound branding

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Che cosa resta in memoria meglio di un motivetto accattivante? Spesso non ricordiamo ciò che dovremmo, ma le parole delle sigle degli anime della nostra infanzia o dei jingle televisivi dei giochi o dei cibi che desideravamo non accennano a sbiadire. Questo succede perché a una musica, a un motivetto, a una sequenza di note abbiamo legato un’emozione, un desiderio, rendendo quelle determinate sonorità indelebili nella nostra memoria. Questo è ciò che il sound branding si propone di fare con il nome di un marchio, rendendolo inequivocabile e immediato.

Perché il sound branding funziona così bene 

In un momento storico in cui siamo tutti così distratti, così di fretta, il sound branding riesce a insinuarsi nella nostra memoria poiché si approccia a noi a un livello percettivo al di sotto della nostra normale soglia di attenzione.

Ci sono diversi tipi di sound branding, c’è chi usa un jingle di pochi secondi creato appositamente, chi usa il sound logo (o meglio, sound claim, come McDonald’s “I’m lovin’ it”) o chi si lega indissolubilmente a delle canzoni pubblicate da artisti già ben noti.

Ma qual è la migliore tecnica? La risposta è sempre la stessa: dipende da che cosa il marchio vuole riuscire a comunicare di sé, da come vuole distinguersi dai competitor e di quanto tempo ha a disposizione per farlo.

Tutti gli esempi più famosi

Gli esempi di sound branding sono veramente moltissimi e scegliere tra i più famosi non è semplice. Abbiamo quindi deciso di riportare un esempio di sound branding per categoria:

  • Jingle: una famosa pop star e la voglia di non muoversi di casa per avere la cena pronta. Un jingle che raccoglie i trend quotidiani normalizzati dalla pandemia.

  • Sound logo: film e pizza sul divano? Un sound logo che non ha bisogno di presentazioni.

  • Canzoni già pubblicate: Cornetto Algida non si lega indissolubilmente a una canzone, ma ogni estate, quando la voglia di gelato si fa più grande, cavalca il tormentone estivo del momento.

Come sviluppare un’efficace strategia di sound branding?

Certamente la sonorità di un marchio non va presa come unica strategia di marketing, ma va appositamente inserita in un contesto più ampio, calcolando le tempistiche e le interazioni con le varie parti che compongono una brand strategy a tutto tondo.

La prima cosa da fare, in ogni caso, è stabilire (se non lo si è già fatto) quali siano i core values del brand che si vuole rappresentare, quali siano i target di riferimento, la stagionalità del prodotto e del mercato, e il modo in cui si vuole comunicare con i propri target.

La riflessione sulla sonorità, poi, può cominciare. È un progetto a lungo termine o si tratta di un evento stagionale? Su quali canali possiamo raggiungere il nostro pubblico? Quanti secondi abbiamo per proporre un messaggio efficace?

Le domande da fare sono ancora molte e sfaccettate, ecco perché a valutarle una ad una non può che esserci un attento esperto di marketing.

E tu? Stai valutando un progetto di sound branding?